La terapia farmacologica
La terapia farmacologica rappresenta ad oggi la strategia terapeutica più utilizzata ed efficace per bambini, adolescenti ed adulti con ADHD. Essa consiste nei paesi di area anglosassone (Stati Uniti, Australia, Belgio, Canada, Germania, Islanda, Irlanda, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Spagna, Regno Unito e presto anche in Italia) nella prescrizione di farmaci che stimolano l'attività cerebrale, in particolare il gold-standard per questo disturbo è il Metilfenidato (nome commerciale Ritalin).
Il Ritalin mostra la sua efficacia clinica dopo un'ora dalla somministrazione orale, la sua attività terapeutica dura circa 4 ore e viene quindi solitamente somministrato 2-3 volte al giorno. Questo approcio sembra giustificato dai risultati scientifici, secondi i quali circa il 70/80 % dei bambini con ADHD trattati con Metilfenidato, mostra una riduzione dei sintomi uguale o superiore al 50%. La breve durata di azione del farmaco (3/4 ore) rende necessario sottoporre il bambino a fasi di aggiustamento terapeutico in cui viene studiato il numero di dosi quotidiane necessarie e gli intervalli di somministrazione. Il bambino va sottoposto anche a continui follow up clinici e laboratoristici. Poiché il rischio di un errore diagnostico da parte del medico va sempre considerato è necessario che dopo l'inizio della terapia si osservino subito una netta regressione dei sintomi cardine del disturbo.
Gli effetti del Ritalin sono rapidi ed intensi, permettono al bambino di controllare l'iperattività e l'inattenzione, conseguentemente aumentano le prestazioni ai test attentivi, l'autocontrollo e il rendimento scolastico, il bambino diviene più calmo, meno irrequieto e distraibile. Una volta che i bambini migliorano dal punto di vista comportamentale anche i genitori e gli insegnanti riducono l'eccessivo controllo, il numero di rimproveri e dei richiami per le loro azioni. Nei bambini diminuiscono quindi l'intensità e la frequenza dei comportamenti distruttivi, e oppositivi e la qualità dell'interazione sociale risulta migliorata.
Naturalmente la scelta della farmacoterapia dovrebbe basarsi sulla presenza di una effettiva diagnosi di ADHD e sul persistere di un insieme di sintomi che sono sufficientemente severi da causare difficoltà sia in ambito scolastico sia a casa e in ugual modo con i coetanei.
Essendo il metilfenidato il principio attivo di un farmaco psicostimolante la cui molecola somiglia molto a quella delle sostanze derivate dalle anfetamine ne condivide con essa anche gli effetti collaterali: effetto anoressizzante, induzione di agitazione, ansia, ecc.. Inoltre sebbene l'intervento farmacologico sia il più potente e il meglio documentato alcuni sintomi possono non ridursi. Alcuni genitori e ragazzi (soprattutto adolescenti) mostrano resistenze all'uso del farmaco e alcuni di essi trovano inaccettabili gli effetti collaterali o la loro limitata efficacia.
Alcuni studi scientifici sul metilfenidato hanno effettivamente messo in luce un preoccupante numero di effetti collaterali quali: problemi cardiaci (ipertensione, aritmie, tachicardia, palpitazioni), insonnia, paranoia, depressione, ansia, allucinazioni, disturbi gastrointestinali, disfunzioni metaboliche e ormonali, in particolae a carico dell'ormone della crescita (Ajmone, 2000). In individui predisposti gli psicostimolanti possono indurre o peggiorare movimenti involontari, tics ed idee ossessive.
Esistono inoltre una serie di implicazioni negative legate al farmaco quali le indirette conseguenze cognitive e sociali responsabili di abbassare l'autostima e l'autoefficacia, ad esempio attraverso il fatto che l'attribuzione da parte del bambino, dei genitori e degli insegnanti, sia degli effetti positivi che degli effetti negativi avviene attraverso cause esterne piuttosto che attraverso lo sforzo del bambino stesso; la stigmatizzazione da parte dei coetanei; la dipendenza di genitori ed insegnanti dal farmaco anche quando sarebbe necessario fare dei cambiamenti nell'ambiente del bambino. Deve infine essere sempre considerata la possibilità di un uso incongruo da parte degli adolescenti soprattutto nei casi in cui c'è una storia familiare di dipendenza. Alcuni genitori sono restii all'utilizzo del farmaco proprio perché temono di promuovere dei comportamenti d'abuso nell'adolescente che ne fa uso.
È comunque importante precisare che non tutti i bambini con ADHD necessitano di un trattamento farmacologico. La decisione di usare farmaci si deve basare sulla severità dei sintomi, sulle risorse cognitive del bambino, sulle capacità di genitori ed insegnanti di gestire i problemi comportamentali ed infine sulla valutazione dei risultati ottenuti con le precedenti terapie.