Neurofeedback
 


Ritmi elettroencefalografici

L'attività elettrica del cervello ha interessato neurologi, fisiologi e psicologi fin dal XIX secolo. In realtà solo dopo il 1925 iniziarono ad emergere studi sistematici ed approfonditi sull'attività elettrica cerebrale.

Hans Berger ha avuto nel 1929 il merito della prima descrizione dell'attività elettrica cerebrale nell'uomo. È a lui che dobbiamo attribuire l'identificazione con lettere greche di varie forme di onda quali i ritmi delta, theta, alpha e beta.

La superficie dell'encefalo è sede di potenziali dello bioelettrici spontanei il cui aspetto varia a seconda dello stato di riposo o di attività del soggetto.

Essi possono essere facilmente registrati nell'uomo grazie a macroelettrodi applicati sul cuoio capelluto con l'aiuto di una pasta conduttrice. L'attività elettrica così raccolta viene inviata ad un apposito apparecchio che provvede ad amplificarla e a trascriverla mediante pennina su carta che scorre ad apposita velocità.

Il tracciato che così si ottiene consta di treni di onde di vario voltaggio e frequenza che prende il nome di Elettroencefalogramma (EEG).

La frequenza delle onde elettroencefalografiche e la loro ampiezza sono in due parametri determinanti in base ai quali si distinguono 4 ritmi fondamentali: Alpha, Beta, Delta e Theta.

 

Ritmo

Frequenza

Voltaggio

Alpha

8 - 13

20 - 50

Beta

14 - 30

5 - 10

Delta

Meno di 4

Fino a 150

Theta

4 - 7

Fino a 100

Naturalmente l'aspetto del tracciato elettroencefalografico si differenzia in rapporto all'età ed alle condizioni dell'individuo.

Nell'adulto in riposo, sdraiato e con gli occhi chiusi l'EEG è caratterizzato dalla presenza del ritmo alpha, il quale è ben evidente sui lobi occipitali e sulle adiacenti aree temporo-parietali.

Se il soggetto viene invitato a concentrare la propria attenzione ad esempio effettuando mentalmente un calcolo, oppure se apre improvvisamente gli occhi, o se infine ode un rumore improvviso (battito delle mani), il ritmo alpha si dilegua e viene rimpiazzato da quello beta che è più frequente e meno ampio.

Il ritmo delta consta di onde a bassa frequenza ed elevato voltaggio: in questo caso si dice che il tracciato elettroencefalografico è sincronizzato, poiché tutte le parti dell'encefalo sembrano battere all'unisono; evidentemente vi è una sommazione dei potenziali elementari, fatto che non si verifica quando è presente il ritmo beta, cioè quando il tracciato è desincronizzato.

Nello stato di sonno le onde delta sono fisiologiche, in altre circostanze esse assumono uno schietto significato patologico, come quando vengono registrate nel corso della veglia da un'area limitata della corteccia cerebrale: si può allora sospettare l'esistenza di una lesione patologica che alterando la normale struttura del cervello impedisce la comparsa del ritmo alpha o di quello beta.

Il ritmo theta può essere registrato fisiologicamente dal lobo parietale e da quello temporale di soggetti giovani. Infatti nei primi anni di vita l'EEG differisce profondamente da quello dell'adulto. Nelle prime settimane dopo la nascita esso mostra solo attività di tipo theta e delta; le onde alpha compaiono intorno ai 18 mesi. Man mano che il bambino cresce aumente la presenza del ritmo aplha fino a che questo sostituisce completamente le altre onde. Tuttavia il riscontro del ritmo theta nell'adolescente è un fatto che rientra ancora nei limiti fisiologici.

Centro Nous via Maiano 13 - 47811 Viserba di Rimini P.Iva 01932240409 - info@neurofeedback-italia.it Sviluppato da Nimaia