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Cos'è il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività
Neurofeedback
 


Cos'è


Diagnosi

Il Disturbo da Deficit di Attenzione e di Iperattività (ADHD) costituisce la diagnosi  psichiatrica più frequente in età evolutiva. La diagnosi di ADHD è essenzialmente clinica e si basa sull'osservazione e sulla raccolta di informazioni fornite da genitori ed insegnanti. Non esistono infatti test diagnostici specifici per l'ADHD, i test neuropsicologici, le scale di valutazione e le interviste semi-strutturate utilizzate  sono utili per verificarne l'andamento nel tempo e la sua severità. Hanno inoltre la funzione di discriminare tra altri disturbi che possono mimarne i sintomi (diagnosi differenziale) e tra disturbi che possono associarsi ad esso (comorbilità). Pochi pazienti con ADHD infatti richiedono interventi solo per questa condizione, in letteratura sono riportate percentuali di comorbilità molto alte con il disturbo della condotta, disturbo oppositivo-provocatorio, disturbi d'ansia e dell'umore, disturbi dell'apprendimento e difficoltà socio-relazionali (Barkley, R.A. 1998; Biederman, J., Faraone, S., Milberger, S., et al. 1996).

Secondo i criteri del DSM-IV il disturbo è caratterizzato da due gruppi di sintomi definibili come Inattenzione e Impulsività/Iperattività. Per fare diagnosi occorre che i sintomi influiscano in maniera significativa in almeno due diversi contesti sociali del bambino (casa, scuola, gioco, ecc..), che tali comportamenti siano presenti già prima dei sette anni e che persistano per almeno 6 mesi.

 Incidenza e decorso

Secondo i criteri utilizzati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, la quale parla di Disturbo Ipercinetico (ICD-10, 1997) e quelli dell'Associazione degli Psichiatri Americani che lo definiscono Disturbo da Deficit di Attenzione e di Iperattività (DSM.IV, 1997) la prevalenza del disturbo viene calcolata intorno al 3/4 % , ciò significa che in una classe di trenta bambini, almeno uno di essi presenta tale patologia.

L'incidenza appare più elevata nei gruppi socioeconomici più bassi, nei maschi e in bambini che hanno familiari e parenti che presentano disordini simili.

Fino a qualche anno fa si credeva che il deficit attentivo e l'iperattività si risolvessero con l'età, si parlava infatti di un ritardo maturazionale delle funzioni esecutive, in realtà non tutti i bambini che presentano ADHD seguono questo percorso evolutivo. Se ciò è vero per circa un terzo dei bambini i quali all'inizio della vita adulta non manifesteranno più sintomi di inattenzione e di iperattività, confermando l'ipotesi che il disturbo era da collegarsi ad un ritardo dello sviluppo delle funzioni attentive, circa il 40% di essi continuerà a mostrare la sintomatologia del disturbo alla quale si affiancheranno anche difficoltà sociali ed emozionali. Il restante 30% divenuto adulto mostrerà anche altri disturbi psicopatologici quali alcolismo, tossicodipendenza, disturbi di personalità antisociale. Tali individui saranno maggiormente soggetti a comportamenti criminali, interruzioni frequenti dei rapporti di lavoro, comportamenti di abuso ed alto rischio di incidenti automobilistici (Weiss, G. & Hectman., L. 1993; Barkley, R.A., Guevremont, D.G., et al. 1993; Murphy, K. & Barkley, R.A., 1996).

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