Interventi psicoeducativi
Se la terapia farmacologica si è dimostrata efficace in circa il 90 % dei casi nel gestire i sintomi cardine del disturbo ossia per l'iperattività/impulsività e l'inattenzione; i disturbi della condotta, dell'apprendimento e le difficoltà di interazione sociale richiedono invece interventi psicosociali e psicoeducativi centrati sulla famiglia, sulla scuola e sui bambini.
Tali interventi hanno lo scopo di modificare il comportamento ed insegnare l'autocontrollo e si basano sull'apprendimento di tecniche cognitive, metacognitive e comportamentali rivolte al bambino e, di modalità di gestione educativa attraverso l'insegnamento di strategie per la strutturazione dell'ambiente rivolto sia a genitori che ad insegnanti.
A tal fine sono nati diversi training cognitivo-comportamentali i quali propongono l'insegnamento di diverse tecniche tra cui le autoistruzioni verbali, il problem solving, lo stress inoculation training, ecc.. fondati su colloqui e riflessioni in cui l'operatore cerca di aiutare il bambino ad acquisire uno stile attribuzionale interno che gli consenta di percepire i propri risultati come il frutto dell'impegno e delle strategie messe in atto.
Tali trattamenti che hanno avuto origine dai lavori di Meichebaum (1977) mirano a costruire strategie per risolvere problemi cognitivi e comportamentali senza trascurare gli aspetti attributivo-motivazionali e gli aspetti relazionali.
La procedura delle autoistruzioni verbali ad esempio permette al bambino di acquisire un dialogo interno che possa guidarlo nella soluzione delle situazioni problematiche, che gli permetta cioè di sviluppare quel liguaggio interiore necessario per regolare il proprio comportamento. Lo sviluppo del dialogo interno si deve modellare intorno alle varie fasi del problem solving: riconoscimento del problema, generazione di soluzioni alternative, valutazione dell'efficacia, pianificazione della procedura per la risoluzione e verifica. Centrale è il ruolo dell'educatore che deve ristrutturare e ridefinire insieme al bambino le varie situazioni problematiche in una cornice diversa, correggere le credenze che il bambino ha degli eventi che gli accadono ed infine rieducare, ossia modificare la risposta del bambino. Il lavoro principale consiste nel dare un feedback al bambino affinchè sviluppi la sensibilità e la consapevolezza metacognitiva, un lavoro costante di correzione e rinforzo, poiché le esperienze emozionalmente correttive sono la fonte principale dei cambiamenti nelle persone.
Naturalmente non è possibile gestire il problema senza la collaborazione stretta con tutte le figure coinvolte nell'ambiente di vita del bambino il quale può essere aiutato anche strutturando ed organizzando l'ambiente in cui vive. Genitori ed insegnanti possono aiutarlo scomponendo i compiti quotidiani in azioni semplici ed offrendo a lui piccoli premi ed incentivi. Le figure significative del bambino devono imparare ad essere buoni osservatori e cercare di analizzare ciò che accade al bambino prima, dopo e durante i comportamenti disturbanti, comprendere quali sono le situazioni facilitanti l'emergere di essi, dispensare rinforzi sociali o materiali in riposta a nuovi comportamenti positivi del bambino, ricordando che essi richiedono frequenti ed immediati informazioni di ritorno sull'accettabilità dei loro comportamenti e che è favoribile dispensare più premi che punizioni.
A tal fine sono nati specifici programmi rivolti ai genitori, i "parent training"i quali hanno lo scopo di far comprendere loro che il proprio bambino è affetto da una turba organica e che la cosa più importante è quella di creare per lui un ambiente che ne favorisca l'autoregolazione e la riflessività. Il parent training mira a dare suggerimenti di gestione educativa al fine di migliorare la qualità di vita dei bambini e di rendere un buon supporto ai genitori nella gestione di un compito tutt'altro che facile.