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Neurofeedback
Neurofeedback
 


In Europa la sindrome depressiva è presente nel 17% delle donne e nel 9% degli uomini confermando il quadro di primaria importanza di questa patologia.
Essa si manifesta principalmente con un’alterazione dello stato di benessere in aree importanti della vita quotidiana. I sintomi principali sono l’umore depresso per la maggior parte del giorno che si riscontra per un certo periodo di tempo. Questa condizione è costituita da sentimenti di tristezza, senso di colpa, pessimismo, dolore. Associati a questi sintomi si possono manifestare una perdita di interesse per cose che in precedenza apparivano piacevoli, insonnia, spossatezza e irrequietezza. Inoltre, nei casi in cui la disperazione assume un valore predominante, si possono manifestare anche pensieri suicidari.
Per curare questi sintomi negli ultimi decenni si sono cercate tecniche meno invasive rispetto ai farmaci che producono effetti collaterali a breve e a lungo termine. Una tecnica di tipo comportamentale e quindi non invasiva, molto sviluppata in America e in Europa è il Neurofeedback. Con essa si cerca di  insegnare ai pazienti a modificare la propria attività cerebrale in modo molto semplificato tramite l’utilizzo di un computer. Diversi studi hanno dimostrato l’efficacia del Neurofeedback nel trattamento del disturbo depressivo.

Nello studio di V. Paquette, M. Beauregard, D. Beaulieu-Prévost, è stato riscontrato che pazienti con Disturbo Depressivo Maggiore mostrano a livello elettroencefalografico un eccessiva attività nelle onde cerebrali chiamate “Beta Alte” (High Beta – tra 18 e 30 Hz) in diverse regioni fronto – temporali rispetto a gruppi di soggetti di controllo.

In questo studio è stato trovato che un training di esercizio di Neurofeedback mirato alla diminuzione di questo tipo di attività è correlato significativamente con la riduzione dei sintomi depressivi.

Sono stati reclutati 27 pazienti, di cui 22 femmine e 5 maschi, tramite la somministrazione di questionari per la valutazione della gravità del Disturbo Depressivo Maggiore. Prima del trattamento di neurofeedback è stata condotta inoltre un analisi EEG comparata con un gruppo normativo.

Il trattamento consisteva in 20 sedute di un’ora ciascuna 2 volte alla settimana.

Dopo il trattamento di Neurofeedback sono stati somministrati nuovamente i questionari ed è stata fatta un’ulteriore analisi EEG.

Per l’analisi statistica i pazienti sono stati suddivisi a posteriori nei due gruppi Responders e Non Responders in base al punteggio ottenuto al questionario BDI-II. Il gruppo dei Responders era quello che aveva ottenuto una riduzione clinicamente significativa dei sintomi al test tra prima e dopo il trattamento. Questo gruppo era costituito da 20 pazienti su 27.

Quindi il 74% dei pazienti dopo la terapia non raggiungeva più i criteri DSM-IV per la diagnosi di Disturbo Depressivo Maggiore .

 

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Nel gruppo Responders la diminuzione delle onde “Beta alte” (rappresentate dalle aree azzurre dell’immagine sotto) nelle aree cortico – limbiche e paralimbiche dopo il trattamento è stato associato ad un miglioramento dei punteggi nei test sulla depressione. Nei Non Responders invece non c’è stato miglioramento né a livello elettroencefalografico (aree gialle) né per quanto riguarda i questionari.

 

(clicca sull'immagine per ingrandirla)

È quindi emerso un pattern a livello elettroencefalografico che caratterizza il gruppo dei Responders rispetto al gruppo dei Non Responders.

Questa scoperta è molto importante dal punto di vista medico in quanto è stato dimostrato che la modulazione dei sintomi depressivi è associata ad una determinata attività cerebrale presente in precise aree della corteccia.

Assumono quindi un ruolo di notevole importanza le tecniche come il Neurofeedback che vanno ad agire proprio su questo tipo di attività.

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